MammaExpress · fascicolo di revisione

Dott.ssa Maria Rossi

commercialista
Ordine dei Dottori Commercialisti di Verona n. 12345
5 articoli da revisionare · uscite previste 10 dicembre 2026 – 15 giugno 2027
Revisore dimostrativo (placeholder): questo fascicolo è un'anteprima. Non inviare a un professionista reale finché i revisori non sono definitivi.

In questo fascicolo

  1. Carta Dedicata a te 2026: requisiti ISEE, importo e come si usa — 10 dicembre 2026 · Famiglia & burocrazia
  2. Assegno Unico Universale 2026: importi, ISEE e come fare domanda — 16 febbraio 2027 · Famiglia & burocrazia
  3. Congedo parentale 2026: mesi spettanti, indennità e domanda INPS — 4 maggio 2027 · Famiglia & burocrazia
  4. Bonus mamme lavoratrici 2026: cos'è l'esonero contributivo e a chi spetta — 1 giugno 2027 · Famiglia & burocrazia
  5. Congedo di paternità 2026: giorni spettanti e come richiederlo — 15 giugno 2027 · Vita familiare
P6 · Famiglia & burocrazia

Carta Dedicata a te 2026: requisiti ISEE, importo e come si usa

Uscita: 10 dicembre 20266 mincarta-dedicata-a-te-2026.md

La Carta Dedicata a te 2026 è una carta prepagata per beni di prima necessità: requisiti ISEE, importo indicativo, perché non si fa domanda e come e dove si usa.

La Carta “Dedicata a te” è una carta prepagata assegnata dallo Stato ai nuclei familiari con ISEE sotto una certa soglia, da usare per l’acquisto di beni di prima necessità. La cosa più importante da sapere: non si presenta domanda. L’assegnazione è automatica, sono i Comuni a individuare i beneficiari sulla base delle liste INPS.

Che cos’è

È una carta prepagata (di tipo Postepay, emessa da Poste Italiane) caricata con un importo una tantum. Serve per comprare beni alimentari di prima necessità; in alcune edizioni l’uso è stato esteso al carburante e agli abbonamenti del trasporto pubblico locale. Non consente il prelievo di contanti.

Requisiti

Per rientrare tra i beneficiari servono, di norma:

  • un ISEE in corso di validità sotto la soglia fissata dal decreto (nelle edizioni recenti intorno ai 15.000 euro, ma verifica il valore dell’anno);
  • un nucleo familiare con un numero minimo di componenti, in genere almeno tre;
  • l’iscrizione all’anagrafe della popolazione residente.

Sono in genere esclusi i nuclei che già percepiscono altre forme di sostegno al reddito (ad esempio l’Assegno di Inclusione, la NASpI o altri ammortizzatori): l’obiettivo è raggiungere chi non ha già altri aiuti. Soglia ISEE, importo e cause di esclusione sono definiti dal decreto: verifica i valori aggiornati.

Come avviene l’assegnazione (non si fa domanda)

Il percorso è automatico:

  • l’INPS predispone le liste dei nuclei potenzialmente beneficiari in base all’ISEE;
  • i Comuni verificano e formano l’elenco dei beneficiari, dando la precedenza secondo i criteri del decreto (ad esempio ai nuclei con figli più piccoli);
  • chi rientra riceve una comunicazione dal Comune e ritira la carta presso un ufficio postale, portando i documenti richiesti.

Se non ricevi comunicazioni ma pensi di averne diritto, puoi chiedere informazioni al tuo Comune.

Importo, attivazione e uso

L’importo è una cifra una tantum caricata sulla carta (nelle edizioni passate intorno ai 500 euro): il valore esatto è stabilito dal decreto dell’anno, quindi verificalo. Di solito la carta va attivata con un primo acquisto entro una scadenza precisa: se non la usi in tempo, l’importo può decadere. Si utilizza come una normale prepagata nei negozi e supermercati convenzionati.

Attenzione alle comunicazioni false

Poiché la misura non prevede domanda, diffida di chi ti chiede di “iscriverti” o di comunicare online i dati della carta, il PIN o le credenziali per ottenerla: sono tentativi di truffa. Le comunicazioni ufficiali arrivano dal tuo Comune, e la carta si ritira di persona all’ufficio postale con i documenti. In caso di dubbio, verifica sempre presso il Comune o il sito INPS invece di rispondere a SMS o email.

Cosa si può comprare

Beni alimentari di prima necessità (sono in genere esclusi alcolici e alcuni prodotti). Dove l’edizione lo prevede, la carta copre anche carburante e abbonamenti al trasporto pubblico locale. Non si possono prelevare contanti. L’elenco preciso dei beni ammessi è indicato dal decreto e dagli esercizi aderenti.

In breve

La Carta “Dedicata a te” è un aiuto una tantum per le famiglie con ISEE basso, da spendere in beni di prima necessità e, dove previsto, carburante e trasporti. Non si fa domanda: l’assegnazione è automatica dai Comuni sulle liste INPS, e la carta si ritira alle Poste. È una misura stagionale, rifinanziata anno per anno con importi e tempistiche variabili: verifica requisiti, soglia ISEE e scadenze sul decreto e sui canali del tuo Comune.

Dati indicativi 2026 — soglia ISEE, importo, beni ammessi e scadenze sono fissati dal decreto annuale: verificare sui canali ufficiali (INPS, Comune) prima di contare sul beneficio.

P6 · Famiglia & burocrazia

Assegno Unico Universale 2026: importi, ISEE e come fare domanda

Uscita: 16 febbraio 20277 minassegno-unico-2026.md

Come funziona l'Assegno Unico nel 2026: da cosa dipende l'importo, il ruolo dell'ISEE, chi deve rinnovare, quando arriva e come presentare la domanda all'INPS.

L’Assegno Unico e Universale è la misura che ha sostituito la maggior parte dei precedenti bonus per i figli (assegni familiari, detrazioni per figli under 21, premio alla nascita nella logica precedente). Nel 2026 il meccanismo resta lo stesso: un importo mensile per ogni figlio a carico, che dipende dall’ISEE e da alcune maggiorazioni. Qui trovi come funziona e cosa devi fare.

Da cosa dipende l’importo

L’importo per figlio si costruisce così:

  • una quota base che decresce all’aumentare dell’ISEE, da un massimo (ISEE bassi) a un minimo garantito (ISEE alti o assenti);
  • maggiorazioni che si sommano in presenza di determinate condizioni: figli minori di un anno, nuclei numerosi (dal terzo figlio), figli con disabilità, madri under 21, entrambi i genitori che lavorano.

Gli importi in euro vengono rivalutati e aggiornati dall’INPS: usa sempre il simulatore ufficiale per il valore esatto nel tuo caso. Le cifre qui descritte sono meccanismi, non tabelle da memorizzare.

Il ruolo dell’ISEE

L’ISEE è il fattore che determina l’importo. Punti chiave:

  • senza ISEE valido ricevi comunque l’assegno, ma all’importo minimo;
  • presentando un ISEE aggiornato ottieni l’importo pieno spettante;
  • l’ISEE va rinnovato ogni anno: c’è un termine (in genere fine febbraio) entro cui aggiornarlo per mantenere l’importo pieno da inizio anno ed evitare conguagli.

Chi deve presentare o aggiornare la domanda

  • Prima domanda: chi ha un nuovo figlio o non ha mai fatto richiesta.
  • Chi ce l’ha già: la domanda non si rinnova, prosegue in automatico. Serve però aggiornare l’ISEE ogni anno e comunicare variazioni (nuovo nato, cambio IBAN, modifiche del nucleo).

Come fare domanda

La domanda si presenta online sul portale INPS con SPID, CIE o CNS, oppure tramite patronato (gratuito) o Contact Center. Servono i dati dei figli, dell’altro genitore e l’IBAN del richiedente. Dopo l’invio puoi seguire lo stato nel tuo fascicolo previdenziale.

Quando arriva

Il pagamento è mensile. Per le nuove domande, se presentate entro i termini previsti, spettano gli arretrati dai mesi di competenza. L’aggiornamento dell’ISEE oltre il termine può comportare la perdita degli arretrati dell’importo pieno per i mesi scoperti.

In breve

L’Assegno Unico spetta a tutti i nuclei con figli a carico, ma l’ISEE aggiornato fa la differenza tra importo pieno e minimo. Non serve rifare la domanda ogni anno: serve rinnovare l’ISEE nei termini e comunicare le variazioni. Per l’importo esatto affidati al simulatore INPS.

Dati indicativi 2026 — verificare importi, soglie e scadenze sul sito INPS prima di presentare domanda.

P6 · Famiglia & burocrazia

Congedo parentale 2026: mesi spettanti, indennità e domanda INPS

Uscita: 4 maggio 20277 mincongedo-parentale-2026.md

Come funziona il congedo parentale nel 2026: quanti mesi spettano a ciascun genitore, come sono pagati, fino a che età del figlio e come presentare la domanda all'INPS.

Il congedo parentale è il periodo di astensione facoltativa dal lavoro che spetta a entrambi i genitori, in aggiunta al congedo di maternità e di paternità, per stare con il figlio nei suoi primi anni. Nel 2026 la coppia ha a disposizione un monte complessivo di mesi da dividersi, una parte dei quali indennizzata dall’INPS. Qui trovi quanti mesi spettano, quanto sono pagati e come si presenta la domanda.

Quanti mesi spettano

Il congedo parentale spetta a ciascun genitore lavoratore dipendente, con regole specifiche anche per alcune categorie di autonomi e iscritti alla Gestione separata. I limiti sono due:

  • limite individuale: ciascun genitore può assentarsi per un massimo di 6 mesi;
  • limite di coppia: complessivamente i due genitori non possono superare 10 mesi, che diventano 11 se il padre utilizza almeno 3 mesi del proprio congedo (un incentivo alla condivisione tra i genitori).

Per il genitore solo il tetto complessivo è più alto (fino a 11 mesi). Questi limiti sono fissati dalla legge: verifica sempre sul sito INPS eventuali aggiornamenti per la tua categoria.

Quanto è pagato: l’indennità

Non tutti i mesi sono pagati allo stesso modo. Il meccanismo funziona a scaglioni:

  • alcuni mesi sono indennizzati con una percentuale più alta della retribuzione (i mesi “meglio retribuiti” introdotti e rafforzati dalle ultime leggi di bilancio, da usare di norma entro un certo limite di età del figlio);
  • i mesi successivi sono indennizzati con una percentuale ridotta;
  • una parte del congedo, oltre certi limiti, può risultare non indennizzata o legata al reddito.

Le percentuali esatte vengono aggiornate dalla normativa. Per sapere quanto spetta nel tuo caso e per quali mesi, verifica sul sito INPS: le cifre qui descritte sono il meccanismo, non tabelle da memorizzare.

Fino a quando si può usare

Il congedo parentale si può utilizzare fino al compimento dei 12 anni del bambino (o dall’ingresso in famiglia, in caso di adozione o affido). I mesi meglio retribuiti, però, vanno in genere fruiti nei primi anni di vita: oltre quella soglia resta il diritto ai mesi, ma con l’indennità ridotta. Si può prendere in modo continuativo oppure frazionato a mesi, settimane, giorni e, in alcuni casi, a ore, secondo gli accordi con il datore di lavoro.

Come si presenta la domanda

La domanda si presenta all’INPS prima dell’inizio del periodo di astensione, online con SPID, CIE o CNS, oppure tramite patronato. Va inoltre dato un preavviso al datore di lavoro (di norma almeno 5 giorni, ridotti per il congedo a ore). Il datore anticipa l’indennità in busta paga e la recupera dall’INPS.

Congedo parentale, di maternità e di paternità: le differenze

Sono tre cose distinte che spesso vengono confuse:

  • Congedo di maternità: astensione obbligatoria della madre intorno al parto (in genere 5 mesi complessivi tra prima e dopo la nascita), indennizzata a percentuale piena.
  • Congedo di paternità obbligatorio: alcuni giorni riservati al padre, da usare intorno alla nascita, retribuiti.
  • Congedo parentale: facoltativo, spetta a entrambi i genitori dopo maternità e paternità, con i limiti di mesi e le indennità visti sopra.

In breve

Il congedo parentale è facoltativo e si aggiunge a maternità e paternità: la coppia ha fino a 10-11 mesi complessivi, massimo 6 a testa, usabili fino ai 12 anni del figlio. Alcuni mesi sono pagati meglio, altri all’indennità ridotta. La domanda si fa all’INPS prima di iniziare, con preavviso al datore. Per percentuali e importi aggiornati, verifica sul sito INPS.

Dati indicativi 2026 — verificare mesi, percentuali di indennità e limiti di età sul sito INPS prima di presentare domanda.

P6 · Famiglia & burocrazia

Bonus mamme lavoratrici 2026: cos'è l'esonero contributivo e a chi spetta

Uscita: 1 giugno 20276 minbonus-mamme-lavoratrici-2026.md

Il bonus mamme lavoratrici 2026 è un esonero dei contributi a carico della madre, non un pagamento extra: a chi spetta, i requisiti e come si ottiene in busta paga.

Il cosiddetto “bonus mamme” non è un accredito di denaro extra sul conto: è un esonero, cioè uno sgravio, della quota di contributi previdenziali che di norma viene trattenuta in busta paga alla lavoratrice madre. In pratica, per chi rientra nei requisiti, si paga una parte in meno di contributi e quindi lo stipendio netto aumenta, senza un pagamento separato dallo Stato.

Che cos’è davvero

La retribuzione di una lavoratrice dipendente subisce ogni mese una trattenuta per i contributi previdenziali a suo carico (la quota IVS, intorno al 9%). L’esonero riduce o azzera questa trattenuta entro un tetto annuo: il lordo resta uguale, ma la parte trattenuta scende, così il netto sale. La copertura previdenziale ai fini della futura pensione resta garantita secondo le regole della misura, perché è lo Stato a farsi carico della quota esonerata.

A chi spetta: i requisiti

I requisiti ruotano intorno a tre elementi:

  • numero di figli: la misura è pensata per le madri con più figli (in genere da due o tre in su, a seconda della versione);
  • età del figlio più piccolo: l’esonero vale finché il figlio minore non supera una certa età;
  • tipo di rapporto di lavoro: nelle prime versioni riservato al lavoro dipendente a tempo indeterminato, poi esteso in alcune edizioni ad altre platee.

Possono esserci anche soglie di reddito. Numero di figli, età del figlio, tipologia di contratto e soglie cambiano da un anno all’altro con la legge di bilancio: verifica i requisiti aggiornati sul sito INPS.

Come si ottiene

Nella maggior parte dei casi non devi fare nulla di complicato: l’esonero viene applicato direttamente in busta paga dal datore di lavoro, che riduce la trattenuta contributiva. In alcune edizioni può essere richiesta una comunicazione della lavoratrice al datore, o una verifica tramite INPS, ad esempio per dichiarare il numero di figli. Se pensi di avere i requisiti ma non vedi l’effetto in busta paga, chiedi all’ufficio del personale o al consulente del lavoro.

Come capire se lo stai già ricevendo

Il modo più semplice per verificare è guardare la busta paga. Confronta la trattenuta previdenziale a tuo carico prima e dopo il periodo in cui hai maturato il diritto: se lo sgravio è attivo, quella voce risulta ridotta o azzerata e il netto è più alto a parità di lordo. Nel cedolino l’esonero può comparire con una dicitura dedicata. Se hai i requisiti ma la trattenuta è invariata, segnalalo all’ufficio del personale: potrebbe mancare la comunicazione del numero di figli.

Cosa NON è: i malintesi più comuni

Intorno a questa misura circola molta confusione. Per chiarezza:

  • Non è un bonus in denaro aggiuntivo: non arriva un accredito extra, semplicemente si trattiene meno.
  • Non è l’Assegno Unico né il bonus nido: sono misure diverse e si possono cumulare secondo le rispettive regole.
  • Non è una una tantum alla nascita: è un beneficio mensile legato al rapporto di lavoro in corso.
  • Non spetta in automatico a tutte le madri: contano numero di figli, età del figlio minore e tipo di contratto.

In breve

Il “bonus mamme” è un esonero dei contributi a carico della lavoratrice madre: meno trattenute in busta paga, quindi più netto, non un pagamento extra. Spetta ad alcune categorie di madri in base a numero di figli, età del figlio più piccolo e tipo di contratto, con requisiti che cambiano ogni anno. Di norma lo applica il datore di lavoro in busta paga. Per la platea e i limiti aggiornati, verifica sul sito INPS.

Dati indicativi 2026 — requisiti, platea e limiti dell’esonero cambiano con la legge di bilancio: verificare sul sito INPS.

P4 · Vita familiare

Congedo di paternità 2026: giorni spettanti e come richiederlo

Uscita: 15 giugno 20276 mincongedo-paternita-2026.md

Quanti giorni di congedo obbligatorio spettano al padre nel 2026, entro quando usarli, la differenza con il congedo parentale e come comunicarlo a datore e INPS.

Nel 2026 il padre lavoratore dipendente ha diritto al congedo di paternità obbligatorio: 10 giorni lavorativi (che diventano 20 in caso di parto plurimo), da usare nella finestra che va dai 2 mesi precedenti la data presunta del parto fino ai 5 mesi dopo la nascita. È un diritto autonomo, non “in prestito” dalla madre, ed è indennizzato dall’INPS. Vediamo come funziona e come richiederlo.

Il congedo obbligatorio del padre

I 10 giorni sono un diritto del padre in quanto tale, indipendente dal congedo di maternità della madre: i due possono sovrapporsi. Alcuni punti fermi:

  • sono giorni lavorativi, non di calendario;
  • si possono usare anche non consecutivi, distribuendoli nella finestra consentita;
  • raddoppiano (20 giorni) in caso di parto plurimo;
  • valgono anche in caso di adozione o affidamento, con la finestra calcolata dall’ingresso in famiglia del minore.

Sono un diritto che il datore di lavoro non può negare: il vostro compito è comunicarli nei tempi.

Entro quando usarli

La finestra utile va dai 2 mesi prima della data presunta del parto fino ai 5 mesi dopo la nascita. Oltre quel termine il diritto si perde, quindi conviene pianificare per tempo quando prenderli: nei giorni subito dopo la nascita, oppure spalmati per dare il cambio nelle prime settimane a casa.

L’indennità: quanto spetta

Il congedo è retribuito: durante i giorni è prevista un’indennità a carico dell’INPS. La percentuale rispetto alla retribuzione e le modalità di erogazione sono definite dalla normativa e aggiornate dall’INPS: per il valore esatto fate sempre riferimento alla scheda ufficiale INPS, che riporta importi e condizioni in vigore. Evitate di basarvi su cifre sentite in giro, perché possono cambiare.

La differenza con il congedo parentale

È il punto su cui più famiglie fanno confusione. Sono due cose distinte:

  • Congedo di paternità obbligatorio: breve (10 giorni), riservato al padre, da usare vicino alla nascita, non rinunciabile.
  • Congedo parentale: molto più lungo (mesi), facoltativo, condiviso tra i due genitori, utilizzabile fino a un’età più avanzata del bambino, con un’indennità e regole diverse.

In pratica: i 10 giorni sono il “primo” congedo del papà attorno al parto; il congedo parentale è la riserva di mesi che entrambi i genitori possono usare più avanti. Le condizioni e le percentuali del parentale sono anch’esse indicate da INPS.

Come si comunica

La procedura ha due binari:

  1. Al datore di lavoro: una comunicazione scritta con le date scelte, con un preavviso di norma di almeno 5 giorni quando possibile.
  2. All’INPS: la domanda si presenta online (SPID, CIE o CNS), tramite Contact Center o patronato. Per molti dipendenti privati la parte INPS passa attraverso il datore di lavoro: verificate la procedura applicabile al vostro contratto.

Conservate copia di entrambe le comunicazioni.

Perché il coinvolgimento del padre conta fin da subito

I primi giorni non sono “tempo perso”: sono il momento in cui si costruiscono le prime routine, ci si divide la fatica e il padre entra da protagonista nella cura, non da spettatore. Un padre presente fin dall’inizio alleggerisce il carico sulla madre, conosce prima il figlio e pone le basi di un equilibrio familiare più solido. È un diritto, ma è anche un investimento per la famiglia.

In breve

Il congedo di paternità obbligatorio 2026 vale 10 giorni lavorativi (20 per parto plurimo), da usare dai 2 mesi prima del parto ai 5 mesi dopo la nascita, indennizzati dall’INPS. È diverso dal congedo parentale, che è facoltativo, lungo e condiviso. Comunicate le date al datore e presentate la domanda all’INPS, e per l’importo dell’indennità fate sempre riferimento alla scheda ufficiale INPS.

Dati normativi indicativi 2026 — verificare giorni, finestre temporali e importo dell’indennità sul sito INPS prima di presentare domanda.