Nella grande maggioranza dei casi il rigurgito è normale e passa da solo: come distinguerlo dal reflusso patologico (raro), cosa aiuta senza farmaci e quando chiamare il pediatra.
Partiamo dalla conclusione: nella grande maggioranza dei casi il rigurgito è normale, non fa male al bambino e passa da solo con la crescita. È uno degli spauracchi più comuni dei primi mesi, ma raramente è una malattia. Il reflusso «patologico» — quello che richiede attenzione medica — esiste, ma è raro e si riconosce da segnali precisi, non dalla quantità di latte che torna su. Vediamo come distinguere le due cose, senza allarmismi.
Il reflusso gastroesofageo è la risalita di un po’ di contenuto dallo stomaco verso l’esofago. È un fenomeno che capita ogni giorno a lattanti, bambini e adulti: di per sé non è una malattia. Il rigurgito è quando quel contenuto arriva fino in bocca e «esce», di solito subito dopo la poppata e senza sforzo.
Da non confondere con il vomito, più violento, spesso «a getto», con sforzo e disagio evidente. Si parla invece di malattia da reflusso (la sigla è MRGE) solo quando il reflusso provoca sintomi e complicanze reali — per esempio dolore o scarsa crescita. È una condizione diversa, e non frequente.
Rigurgito, vomito e malattia da reflusso sono tre cose diverse: confonderle è l’equivoco più comune dei primi mesi.
Tra stomaco ed esofago c’è una valvola — il cardias, o sfintere esofageo inferiore — che nei primi mesi è ancora immatura: si apre con facilità e lascia risalire un po’ di latte. Se aggiungi l’alimentazione tutta liquida e la posizione sdraiata, il gioco è fatto. Ecco perché il rigurgito riguarda più della metà dei lattanti, con un picco intorno al secondo mese di vita.
La buona notizia è che si tratta di una fase: in gran parte dei bambini il rigurgito rientra da solo entro il primo anno, man mano che la valvola matura, il bimbo sta più seduto e arrivano i cibi solidi.
Si dice: «rigurgita tanto, quindi ha il reflusso». Le prove dicono: la quantità non fa la diagnosi. Un bambino che rigurgita anche spesso ma cresce bene, è sereno e mangia volentieri è quello che i pediatri chiamano un «rigurgitatore felice»: sta bene e non ha bisogno di alcuna cura. Conta come sta il bambino, non quanti bavaglini cambi in un giorno.
Non servono medicine per gestire un rigurgito semplice: bastano alcuni accorgimenti che lo riducono e lo rendono più sopportabile.
Un punto sul sonno, spesso frainteso: il bambino va messo a dormire sempre a pancia in su, anche se rigurgita. La posizione supina protegge dalla SIDS (la morte improvvisa in culla) e non aumenta i rischi legati ai rigurgiti.
Qui sta la parte che conta di più. Il rigurgito semplice non deve preoccupare; alcuni segnali, invece, meritano una valutazione. Senti il pediatra se compaiono:
Nel dubbio, una telefonata al pediatra è sempre la scelta giusta: è lui a distinguere il rigurgito fisiologico dalle situazioni che vanno approfondite.
Questi segnali non vogliono dire «malattia certa»: vogliono dire «da far valutare». La diagnosi spetta al pediatra.
Si dice: «serve subito un farmaco per il reflusso». Le prove dicono: nel rigurgito semplice i farmaci antireflusso (antiacidi, gastroprotettori) di solito non servono e non sono privi di effetti collaterali. Sono riservati ai bambini con una diagnosi di malattia da reflusso, ed è il pediatra a valutarli: non vanno mai iniziati di propria iniziativa.
Si dice: «meglio il latte ispessito (anti-rigurgito) per tutti». Le prove dicono: l’ispessimento può ridurre i rigurgiti visibili in alcuni casi selezionati, ma non è una soluzione per tutti e non «cura» nulla. Per un bimbo che cresce bene non serve, e resta comunque una scelta da fare con il pediatra, non un cambio di latte fai-da-te.
Da lasciar perdere anche i cuscini «anti-reflusso» e i piani inclinati nella culla — sconsigliati per la sicurezza del sonno — e il continuo cambio di latte alla ricerca di quello «giusto».
Il rigurgito dei primi mesi è quasi sempre normale: dipende da una valvola ancora immatura, non è vomito e in gran parte dei bambini passa da solo entro l’anno. Se il bimbo cresce e sta bene, bastano piccoli accorgimenti — pasti piccoli e frequenti, ruttino, un po’ in verticale dopo la poppata, niente fumo. Il reflusso «patologico» è raro e si riconosce da segnali precisi: scarsa crescita, pianto o inarcamento marcato, rifiuto dei pasti, vomito a getto o con sangue, tosse e apnee. In quel caso il riferimento è il pediatra, l’unico a decidere eventuali farmaci.