Per anni si è detto di aspettare. Oggi le evidenze indicano il contrario: introdurre presto uovo e arachidi durante lo svezzamento può ridurre il rischio di allergia. Come farlo in sicurezza.
Per anni il consiglio è stato lo stesso: uovo, arachidi e frutta a guscio andavano rimandati il più a lungo possibile, spesso oltre i due o tre anni. Oggi sappiamo che quel consiglio era sbagliato. Gli studi dell’ultimo decennio — a partire dai trial LEAP ed EAT — e le linee guida EAACI indicano il contrario: introdurre gli alimenti allergenici presto e con regolarità durante lo svezzamento può ridurre il rischio di allergia, soprattutto per arachidi e uovo. Non è una garanzia, ma un cambio di rotta solido, condiviso anche dalle società pediatriche italiane.
Fino a una quindicina di anni fa si pensava che tenere lontani gli allergeni proteggesse il bambino. Poi i dati hanno raccontato un’altra storia: dove si ritardava di più, le allergie erano più frequenti, non meno.
Si dice: «Meglio aspettare: prima li introduci, più è rischioso.» Le prove dicono: è il contrario. Nel trial LEAP, nei lattanti ad alto rischio l’introduzione precoce e regolare delle arachidi ha ridotto di circa l’80% i casi di allergia a 5 anni rispetto a chi le evitava. Ritardare non protegge: lo svezzamento sembra anzi la finestra in cui il sistema immunitario “impara” a tollerare.
Si dice: «Un allergene alla volta, a settimane di distanza, per anni.» Le prove dicono: gli allergeni si introducono dentro lo svezzamento, non dopo. Basta procedere con un alimento nuovo alla volta e a qualche giorno di distanza per riconoscere eventuali reazioni; non serve diluire tutto in tempi lunghissimi. A fare la differenza è la regolarità — continuare a proporlo — più della lentezza.
Si dice: «Se in famiglia ci sono allergie, meglio evitare del tutto.» Le prove dicono: la familiarità è un buon motivo per parlarne prima con il pediatra, non per rinunciare. Anzi, i bambini a rischio più alto — quelli con eczema importante — sono spesso i primi a trarre beneficio dall’introduzione precoce, purché fatta con la guida del medico. Le stesse linee guida EAACI sconsigliano di eliminare gli allergeni in gravidanza e allattamento come strategia di prevenzione.
I principi pratici, secondo SICUPP ed EAACI, sono pochi e semplici:
L’alimento giusto nella forma sbagliata può essere pericoloso. Le arachidi e la frutta a guscio intere, o in pezzi, sono un rischio di soffocamento nei bambini piccoli e vanno evitate a lungo (in genere fino ai 4-5 anni). Si offre invece in una forma adatta all’età: crema o burro di arachidi al 100% stemperato nel latte o nella pappa, uovo ben cotto e schiacciato. Il bambino deve stare sempre seduto, mai sdraiato né mentre gioca o cammina, e sotto sorveglianza di un adulto.
Prima di introdurre gli allergeni, serve una valutazione del pediatra o dell’allergologo se il bambino ha:
In questi casi il medico può indicare test o una prima introduzione supervisionata. Attenzione a non fraintendere: “serve il medico” non vuol dire “meglio evitare”. La direzione resta l’introduzione, solo accompagnata.
La maggior parte delle reazioni è lieve: arrossamento attorno alla bocca, qualche pomfo (orticaria), prurito. In genere basta sospendere quell’alimento e sentire il pediatra prima di riproporlo.
Diverso è se compaiono segni di reazione grave (anafilassi): gonfiore di labbra, lingua o volto, difficoltà a respirare, tosse insistente o respiro sibilante, vomito ripetuto, pallore, sonnolenza insolita, svenimento. In età pediatrica gli alimenti sono tra le cause più frequenti di anafilassi (RIAP): in questi casi chiama subito il 112 e non aspettare che passi. Un alimento che ha dato una reazione importante non va reintrodotto per conto proprio: prima l’allergologo.