Se tossisce e respira, incoraggia la tosse e non intervenire con le mani. Se non respira, non piange e non tossisce, è un'emergenza: chiama subito il 112 e agisci.
Quando un bambino sembra soffocare, in pochi secondi devi capire una cosa sola: respira o no? Se tossisce, piange o parla, l’ostruzione è parziale, l’aria passa ancora e la sua tosse è l’alleato migliore: incoraggialo a tossire e non mettergli le dita in bocca. Se invece non riesce a respirare, a piangere o a tossire, diventa silenzioso, si porta le mani alla gola o cambia colore, l’ostruzione è completa: è un’emergenza. Chiama subito il 112, o fallo chiamare mentre agisci, e avvia le manovre di disostruzione.
Un’avvertenza sincera prima di tutto: queste righe servono a farti riconoscere l’emergenza e a conoscere le priorità, non a trasformarti in un soccorritore. Le manovre salvavita si imparano davvero solo con le mani, su un manichino, in un corso di primo soccorso pediatrico certificato (BLSD). Se hai bambini piccoli, farne uno è la cosa più utile che troverai in questo articolo.
Il soffocamento vero è spesso silenzioso. Non aspettarti grida: un bambino che soffoca sul serio non riesce a emettere suoni. I segnali sono bocca aperta senza che esca aria, occhi spalancati e spaventati, mani alla gola, viso prima rosso e poi bluastro, sforzo di respirare senza risultato. Accade quasi sempre all’improvviso, di solito mentre mangia o gioca con un piccolo oggetto. Capire subito se l’ostruzione è parziale (l’aria passa ancora) o completa (l’aria non passa) determina cosa fare.
Finché il bambino tossisce con forza, piange o parla, l’aria sta ancora passando: la tosse sta funzionando, ed è più efficace di qualsiasi intervento delle tue mani. Cosa fare:
Se il bambino non respira, non piange e non tossisce, ogni secondo conta. Chiama il 112, il numero unico di emergenza, oppure fallo chiamare a un’altra persona mentre tu resti con il bambino; metti il telefono in vivavoce, così l’operatore può guidarti passo per passo. Poi inizia le manovre di disostruzione, che alternano colpi tra le scapole e compressioni per creare la pressione che spinge fuori il corpo estraneo. Due punti fermi:
Anche se sembra risolversi da solo, dopo un episodio importante fai comunque visitare il bambino: qualcosa può essere rimasto nelle vie aeree.
Le manovre cambiano con l’età, ed è uno dei motivi per cui vanno imparate in un corso, non improvvisate.
Descriverle a parole è facile; eseguirle bene, con la forza giusta e senza fare danni, si impara solo esercitandosi con un istruttore. Per questo queste indicazioni non sostituiscono un corso BLSD né la guida dell’operatore del 112.
La maggior parte degli episodi si previene a tavola e in casa.
Davanti a un bambino che soffoca, la prima domanda è: respira o no? Se tossisce ed emette suoni, incoraggia la tosse e non intervenire con le mani. Se non respira, non piange e non tossisce, chiama subito il 112 e avvia le manovre di disostruzione adatte all’età. La prevenzione — cibi tagliati bene, sorveglianza a tavola, piccoli oggetti e pile a bottone fuori portata — evita la maggior parte degli episodi. E la cosa più utile in assoluto resta una: frequenta un corso di primo soccorso pediatrico.