Nella maggior parte dei casi si risolve a casa in una o due settimane. Come riconoscere la bronchiolite da VRS, cosa fare, quando chiamare il pediatra e la prevenzione con nirsevimab.
La bronchiolite è un’infezione respiratoria molto comune nel primo anno di vita e, nella grande maggioranza dei casi, si risolve a casa in una o due settimane con semplici cure di supporto. È causata quasi sempre da un virus — il più frequente è il virus respiratorio sinciziale (VRS) — e spaventa i genitori perché rende il respiro rumoroso e le poppate più faticose. Sapere come riconoscerla, cosa fare in casa e soprattutto quali segnali non vanno mai ignorati aiuta a gestirla con serenità, senza allarmismi né ritardi.
La bronchiolite è l’infiammazione dei bronchioli, cioè le vie aeree più piccole dei polmoni. Quando si infiammano e si riempiono di muco, l’aria fatica a passare e il respiro diventa sibilante e più corto. Colpisce soprattutto i bambini sotto i 12 mesi, con maggiore frequenza tra i 2 e gli 8 mesi.
Il responsabile più comune è il VRS, un virus stagionale che circola soprattutto tra autunno e inverno. È molto contagioso e si trasmette con le goccioline di tosse e starnuti e attraverso mani e superfici. Per un adulto o un bambino più grande spesso è solo un raffreddore; nei più piccoli può scendere alle basse vie respiratorie. Sono più esposti a una forma seria i nati pretermine, i bambini di poche settimane e chi ha patologie cardiache o respiratorie.
Di solito comincia come un comune raffreddore: naso che cola, starnuti, un po’ di tosse e talvolta febbre. Dopo un paio di giorni, se il virus scende più in basso, compaiono i segni tipici:
Nella maggior parte dei bambini resta una forma lieve, che si esaurisce da sé. Nei primi giorni i sintomi possono accentuarsi prima di migliorare: conviene quindi osservare con attenzione respiro, appetito e pannolini.
La bronchiolite è virale: gli antibiotici non servono e non esiste un farmaco che «spenga» il virus. A fare davvero la differenza sono le cure di supporto.
Un punto importante sui farmaci: aerosol, broncodilatatori e cortisonici non sono raccomandati di routine nella bronchiolite. Qualunque terapia va decisa dal pediatra, mai di iniziativa.
È la parte più importante. Contatta subito il pediatra — oppure chiama il 112 o recati al Pronto Soccorso se la situazione è seria — in presenza di:
Nel dubbio, meglio una telefonata in più: nei più piccoli la bronchiolite può cambiare in poche ore, e valutare per tempo conta molto.
Accanto alle buone abitudini — lavarsi le mani, evitare fumo e ambienti affollati, tenere i piccolissimi lontani da chi ha il raffreddore — oggi c’è uno strumento in più. Il nirsevimab è un anticorpo monoclonale a lunga durata d’azione: non è un vaccino, ma fornisce direttamente al bambino anticorpi già pronti contro il VRS, con una protezione pensata per coprire la stagione.
Le società scientifiche italiane di pediatria e neonatologia (SIP e SIN) ne raccomandano l’offerta gratuita e volontaria a tutti i neonati e lattanti alla loro prima stagione epidemica, indipendentemente dal mese di nascita, con l’obiettivo di ridurre ricoveri e forme gravi. In pratica: i nati nei mesi freddi possono riceverlo in ospedale prima della dimissione, mentre i nati in primavera-estate lo ricevono in autunno tramite i servizi vaccinali o il pediatra. Le modalità precise cambiano da regione a regione: per efficacia, tempistiche e idoneità del tuo bambino, i riferimenti sono la campagna della tua Regione e il tuo pediatra.
La bronchiolite da VRS è comune e, nella grande maggioranza dei casi, si risolve a casa in una o due settimane con lavaggi nasali, pasti piccoli e frequenti e tanta osservazione. Non servono antibiotici. La cosa che conta di più è riconoscere i segnali d’allarme — respiro affannoso, rientramenti, pause nel respiro, colorito bluastro, difficoltà a bere, sotto i 3 mesi con febbre — e chiamare senza esitare. Per prevenire le forme gravi, oggi c’è il nirsevimab: parlane con il pediatra.