Quando il figlio si ammala e non può andare a scuola o al nido, il genitore lavoratore dipendente ha diritto ad astenersi dal lavoro per stargli accanto: è il congedo per malattia del figlio. La novità che cambia le carte è l’età: dal 2026 questo diritto vale fino ai 14 anni del bambino, non più fino agli 8. Non è retribuito (salvo che il tuo contratto preveda di meglio), ma protegge il posto e ti mette al riparo dall’assenza ingiustificata. Vediamo cosa cambia, quanti giorni spettano e come si comunica al datore.
Cosa è cambiato dal 2026
La Legge di Bilancio 2026 (legge 30 dicembre 2025, n. 199, articolo 1, comma 220) ha riscritto l’articolo 47 del Testo Unico sulla maternità e paternità (D.Lgs 151/2001). Due cose in concreto:
- l’età del figlio entro cui puoi usare il congedo sale da 8 a 14 anni;
- i giorni nella fascia oltre i 3 anni raddoppiano, da 5 a 10 l’anno per ciascun genitore.
Le nuove regole valgono per i periodi fruiti dal 1° gennaio 2026. Occhio a chi resta fuori: per gli iscritti alla Gestione separata il limite resta a 12 anni e gli autonomi hanno regole più strette. Se sei lavoratore o lavoratrice dipendente, pubblico o privato, la novità ti riguarda.
Fino a 3 anni: senza limiti di giorni
Per il bambino fino ai 3 anni il meccanismo è il più generoso: entrambi i genitori possono astenersi dal lavoro per tutta la durata della malattia, senza un tetto di giorni. Se il piccolo ha la varicella e serve una settimana a casa, quella settimana è coperta.
Il vincolo non è sul numero di giorni ma sull’alternanza: mamma e papà si danno il cambio, ma non possono stare a casa entrambi lo stesso giorno per lo stesso figlio. Anche in questa fascia serve il certificato del pediatra: «senza limiti» non vuol dire «senza documento».
Da 3 a 14 anni: fino a 10 giorni l’anno
È qui che si sente la novità. Prendi Elena, mamma di Tommaso, 6 anni: fino al 2025 avrebbe avuto 5 giorni l’anno e solo fino agli 8 anni; dal 2026 ha fino a 10 giorni l’anno, e il diritto la accompagna fino ai 14 anni.
Tieni a mente il meccanismo, non la tabella:
- sono giorni lavorativi, per ciascun genitore (non a coppia) e per ciascun figlio, non cumulabili nello stesso giorno;
- il «10» è un’indicazione: prima di programmare le assenze, verifica il numero aggiornato sul sito INPS.
Come è pagato (e cosa dice il contratto)
Qui arriva la parte che spiazza molti: di regola il congedo per malattia del figlio non è retribuito, né dall’INPS né dal datore. In quei giorni conservi il posto e l’anzianità, ma non maturi lo stipendio (né ferie o tredicesima).
Due correttivi da controllare:
- il tuo contratto (CCNL). Molti contratti prevedono trattamenti migliorativi, con alcuni giorni retribuiti o integrazioni; nel settore pubblico le regole sono in genere più favorevoli.
- la contribuzione figurativa. Per il figlio piccolo l’INPS accredita comunque i contributi, in automatico. Ma l’estensione dell’età non ha esteso allo stesso modo la copertura: nella fascia più alta la contribuzione figurativa non è riconosciuta come per i più piccoli. Per l’effetto sulla pensione, fattelo verificare da un patronato.
Come si comunica al datore (il certificato del pediatra)
La procedura è più leggera del congedo parentale: non serve una domanda online all’INPS. Il perno è il certificato.
- Porti il bambino dal pediatra di libera scelta (o da un medico del Servizio sanitario nazionale).
- Il pediatra redige il certificato di malattia del figlio e lo trasmette telematicamente all’INPS, come per la malattia di un adulto.
- Tu avvisi subito il datore di lavoro, indicando nome e data di nascita del figlio malato.
- Se il datore lo chiede, gli fornisci il numero di protocollo del certificato, che ritrovi sul portale INPS con SPID, CIE o CNS.
Se vi alternate, può servire un’autocertificazione che l’altro genitore non è in congedo per lo stesso figlio in quel giorno.
L’errore che ti costa caro
Due sbagli tornano sempre, e costano davvero.
Il primo: non farsi fare il certificato telematico dal pediatra. Un messaggio o un foglietto cartaceo non bastano. Se il certificato non viene trasmesso all’INPS, per il datore quella è un’assenza ingiustificata, con le conseguenze disciplinari del caso. Prima il certificato telematico, poi resti a casa.
Il secondo, più silenzioso: non sapere dell’estensione ai 14 anni. Tanti genitori di bambini tra gli 8 e i 14 anni si credono senza diritto e bruciano ferie o permessi non pagati, quando dal 2026 hanno fino a 10 giorni l’anno dedicati. «Fino a che età?» è la domanda che ti fa risparmiare giorni preziosi.
Da non confondere, infine, con i permessi della Legge 104: quelli valgono per un figlio con disabilità grave riconosciuta, sono retribuiti e seguono regole a parte. Il congedo per malattia del figlio non richiede disabilità: basta la malattia certificata dal pediatra.
In breve
Quando il figlio è malato il genitore dipendente può astenersi dal lavoro: fino a 3 anni senza limiti di giorni, da 3 a 14 anni (novità 2026) fino a 10 giorni l’anno a testa. Di regola non è retribuito, salvo contratti migliorativi, ed è alternabile ma mai nello stesso giorno. Serve il certificato del pediatra trasmesso all’INPS e la comunicazione al datore. Non è la Legge 104: qui basta la malattia certificata.
Dati indicativi 2026 — verifica giorni, requisiti e modalità sul sito INPS o con un patronato prima di procedere.

