Rispondere ai messaggi mentre prepari la cena, controlli i compiti e cerchi di seguire una riunione: fare mille cose insieme sembra diventata la norma. Eppure il multitasking, che dovrebbe essere la soluzione a tutto, in molti casi è controproducente. Vale la pena capire perché.

Cos’è (davvero) il multitasking

Il termine descrive la capacità di fare più cose contemporaneamente. L’immagine è convincente, ma la realtà è diversa: il multitasking non è un’abilità umana, è un concetto preso in prestito dall’informatica. Nei computer indica la gestione di più operazioni simultanee. Il nostro cervello, però, non funziona come un processore.

L’idea è esplosa negli anni ’90, con la rivoluzione digitale: internet, cellulari e poi smartphone ci hanno sommersi di stimoli, e fare tante cose insieme è diventato un simbolo di efficienza. Quello che allora sembrava brillante, oggi gli esperti lo mettono in discussione.

Copertina della serie Pillole di Produttività

Cosa succede quando crediamo di fare multitasking

Quando diciamo di fare multitasking, in realtà passiamo rapidamente da un’attività all’altra. Questo processo, il task switching, obbliga il cervello a interrompere un compito per iniziarne un altro, e ogni interruzione ha un costo: la mente impiega tempo a riorientarsi e riprendere il filo.

È come interrompere la lettura di una ricetta ogni volta che arriva un messaggio. Secondo l’American Psychological Association, il multitasking può ridurre la produttività fino al 40%, e alcune attività arrivano a richiedere il doppio del tempo rispetto a quando ci si concentra su una cosa sola.

Le conseguenze

  • Meno efficienza: ogni cambio di compito consuma tempo ed energia mentale.
  • Più errori: con l’attenzione divisa, è facile sbagliare — o dimenticare la padella sul fuoco mentre rispondi a un’email.
  • Più stress: gestire troppe cose insieme aumenta il senso di sopraffazione.
  • Memoria a breve termine più fragile: uno studio della Stanford University collega il multitasking cronico a una minore capacità di ricordare e di filtrare le informazioni.
  • Relazioni più povere: essere costantemente distratti ci rende meno presenti. Pensa a quante volte rispondi a un messaggio mentre tuo figlio ti racconta la giornata.

L’alternativa: una cosa alla volta

Il single-tasking è l’opposto del multitasking: concentrarsi su un compito solo e portarlo a termine prima di passare al successivo. Sembra controintuitivo in un mondo che premia la velocità, ma i benefici sono documentati: uno studio pubblicato sul Journal of Experimental Psychology mostra che il single-tasking migliora la qualità del lavoro e riduce lo stress mentale.

I vantaggi concreti:

  • Più produttività: dedicare 30 minuti solo alla cena, senza controllare il telefono, la fa arrivare in tavola prima e con meno fatica.
  • Migliore qualità: attenzione focalizzata significa risultati più precisi.
  • Meno stress: sapere di dover gestire una cosa per volta alleggerisce.
  • Relazioni migliori: essere presenti nelle interazioni ne alza la qualità.

Come passare al single-tasking

Qualche passo pratico:

  • Fai una lista delle priorità della giornata.
  • Dedica blocchi di tempo a un compito per volta, riducendo le distrazioni.
  • Sii presente al 100%: metti via il telefono.
  • Finisci un task prima di iniziare il successivo.

Fare una cosa alla volta non significa fare meno: significa farla meglio, con meno errori e più energia per ciò che conta.