Nel 2026 il padre lavoratore dipendente ha diritto al congedo di paternità obbligatorio: 10 giorni lavorativi (che diventano 20 in caso di parto plurimo), da usare nella finestra che va dai 2 mesi precedenti la data presunta del parto fino ai 5 mesi dopo la nascita. È un diritto autonomo, non “in prestito” dalla madre, ed è indennizzato dall’INPS. Vediamo come funziona e come richiederlo.
Il congedo obbligatorio del padre
I 10 giorni sono un diritto del padre in quanto tale, indipendente dal congedo di maternità della madre: i due possono sovrapporsi. Alcuni punti fermi:
- sono giorni lavorativi, non di calendario;
- si possono usare anche non consecutivi, distribuendoli nella finestra consentita;
- raddoppiano (20 giorni) in caso di parto plurimo;
- valgono anche in caso di adozione o affidamento, con la finestra calcolata dall’ingresso in famiglia del minore.
Sono un diritto che il datore di lavoro non può negare: il vostro compito è comunicarli nei tempi.
Entro quando usarli
La finestra utile va dai 2 mesi prima della data presunta del parto fino ai 5 mesi dopo la nascita. Oltre quel termine il diritto si perde, quindi conviene pianificare per tempo quando prenderli: nei giorni subito dopo la nascita, oppure spalmati per dare il cambio nelle prime settimane a casa.
L’indennità: quanto spetta
Il congedo è retribuito: durante i giorni è prevista un’indennità a carico dell’INPS. La percentuale rispetto alla retribuzione e le modalità di erogazione sono definite dalla normativa e aggiornate dall’INPS: per il valore esatto fate sempre riferimento alla scheda ufficiale INPS, che riporta importi e condizioni in vigore. Evitate di basarvi su cifre sentite in giro, perché possono cambiare.
La differenza con il congedo parentale
È il punto su cui più famiglie fanno confusione. Sono due cose distinte:
- Congedo di paternità obbligatorio: breve (10 giorni), riservato al padre, da usare vicino alla nascita, non rinunciabile.
- Congedo parentale: molto più lungo (mesi), facoltativo, condiviso tra i due genitori, utilizzabile fino a un’età più avanzata del bambino, con un’indennità e regole diverse.
In pratica: i 10 giorni sono il “primo” congedo del papà attorno al parto; il congedo parentale è la riserva di mesi che entrambi i genitori possono usare più avanti. Le condizioni e le percentuali del parentale sono anch’esse indicate da INPS.
Come si comunica
La procedura ha due binari:
- Al datore di lavoro: una comunicazione scritta con le date scelte, con un preavviso di norma di almeno 5 giorni quando possibile.
- All’INPS: la domanda si presenta online (SPID, CIE o CNS), tramite Contact Center o patronato. Per molti dipendenti privati la parte INPS passa attraverso il datore di lavoro: verificate la procedura applicabile al vostro contratto.
Conservate copia di entrambe le comunicazioni.
Perché il coinvolgimento del padre conta fin da subito
I primi giorni non sono “tempo perso”: sono il momento in cui si costruiscono le prime routine, ci si divide la fatica e il padre entra da protagonista nella cura, non da spettatore. Un padre presente fin dall’inizio alleggerisce il carico sulla madre, conosce prima il figlio e pone le basi di un equilibrio familiare più solido. È un diritto, ma è anche un investimento per la famiglia.
In breve
Il congedo di paternità obbligatorio 2026 vale 10 giorni lavorativi (20 per parto plurimo), da usare dai 2 mesi prima del parto ai 5 mesi dopo la nascita, indennizzati dall’INPS. È diverso dal congedo parentale, che è facoltativo, lungo e condiviso. Comunicate le date al datore e presentate la domanda all’INPS, e per l’importo dell’indennità fate sempre riferimento alla scheda ufficiale INPS.
Dati normativi indicativi 2026 — verificare giorni, finestre temporali e importo dell’indennità sul sito INPS prima di presentare domanda.

