Partiamo dalla conclusione: il pianto intenso della sera nei primi mesi è molto comune e, nella maggior parte dei casi, passa da solo — di solito entro i 3-4 mesi. Non è colpa tua, non dipende da qualcosa che hai fatto e non fa male al bambino. Sono le cosiddette «coliche»: un neonato per il resto sano e che cresce bene che, a un certo punto della giornata, piange in modo inconsolabile. È faticoso da vivere, ma è una fase, non una malattia.

Cosa sono le coliche (la regola del 3)

Con «coliche» si indica un pianto intenso e inconsolabile in un neonato altrimenti sano, spesso alla sera, che non si calma con le solite consolazioni (dopo aver già escluso fame, sonno, pannolino, caldo o freddo). I pediatri usano da tempo una definizione pratica, la «regola del 3»: un pianto che dura circa 3 ore al giorno, per almeno 3 giorni a settimana, da almeno 3 settimane.

Di norma le coliche compaiono intorno al secondo mese e tendono a scomparire dopo il terzo-quarto mese, spontaneamente. Il punto più importante è questo: tra un episodio e l’altro il bambino sta bene, mangia e cresce regolarmente.

Le coliche sono la «diagnosi» di un bambino sano. Se il piccolo non sta bene tra un pianto e l’altro — o se qualcosa ti sembra diverso dal solito — allora non stiamo più parlando di coliche: vedi più sotto quando chiamare il pediatra.

Perché succede

La verità, onesta, è che la causa non è del tutto chiara. Gli esperti concordano però su un punto: nella grande maggioranza dei casi non è «colpa» del latte né il segno che stai sbagliando qualcosa. Conta molto l’immaturità dei primi mesi, tra un sistema nervoso ancora in rodaggio e una capacità di autoconsolarsi tutta da costruire.

C’è anche un equivoco da sciogliere. Il nome fa pensare al «mal di pancia», ma — come ricorda UPPA — il legame tra questo pianto e un dolore intestinale non è mai stato dimostrato. Spesso è il pianto stesso a mettere in tensione la pancia e a far ingerire aria: una conseguenza, non la causa.

Cosa aiuta davvero

Non esiste un rimedio unico, ma alcune cose aiutano più di altre. L’obiettivo è contenere e rassicurare:

  • Contatto pelle a pelle e coccole: tienilo vicino, il calore e il battito del genitore calmano.
  • Movimento dolce: cullalo, passeggia, prova la fascia o il marsupio. Il movimento ritmico e costante è spesso ciò che funziona meglio.
  • Ambiente calmo: luci basse, meno rumori e stimoli, voce affettuosa.
  • Ciuccio: per molti bambini succhiare è consolatorio.
  • Ruttino e posizione anti-colica: tienilo con la pancia appoggiata sul tuo avambraccio e la testa nell’incavo del gomito, cullando piano; un massaggio leggero sul pancino, con movimenti circolari, può aiutare a liberare l’aria.

Un consiglio pratico per te, non solo per lui: datti il cambio con il partner o con chi ti aiuta. Il pianto prolungato è stressante ed è del tutto normale sentirsi in difficoltà. Se senti di essere al limite, posa il bambino al sicuro nella culla e prenditi un minuto: nessuno consola bene quando è allo stremo.

Cosa evitare (rimedi inutili)

La tentazione di «dare qualcosa» è fortissima, ma qui serve prudenza. UPPA e SIP concordano: le gocce e i prodotti «anti-colica» — gocce «per l’aria», antispastici, simeticone — hanno efficacia non dimostrata. Non risolvono il pianto e non sono a costo zero.

Non darli di tua iniziativa. Qualsiasi prodotto o integratore va prima concordato con il pediatra. Anche i probiotici, di cui si parla spesso, potrebbero forse aiutare solo alcuni bambini allattati al seno: non sono una soluzione per tutti, e la scelta resta del pediatra. Da lasciar perdere anche i rimedi «della nonna» e le trovate che girano online: tisane e camomille zuccherate, il phon acceso o il cambio di latte fai-da-te non servono.

Nessun prodotto «calma-coliche» va iniziato senza il pediatra. Il rimedio più efficace, per quanto faticoso, resta il tuo conforto e il tempo che passa.

Quando chiamare il pediatra

Le coliche, per definizione, riguardano un bambino che per il resto sta bene. Perciò alcuni segnali non sono «coliche» e meritano una chiamata al pediatra (o al 112 se il bambino appare compromesso). Chiama se compaiono:

  • febbre (temperatura oltre i 38 °C);
  • vomito ripetuto, soprattutto se a getto, con sangue o di colore verde-giallastro;
  • scarso accrescimento o rifiuto completo del cibo;
  • un pianto diverso dal solito, oppure al contrario un bambino insolitamente fiacco, sonnolento, «spento» (letargia);
  • sangue nelle feci;
  • difficoltà a respirare o colorito grigiastro/bluastro;
  • pancia molto gonfia, dura e dolente al tatto.

Nel dubbio, una telefonata al pediatra è sempre la scelta giusta: è lui a distinguere le coliche da ciò che va approfondito.

In breve

Il pianto inconsolabile della sera nei primi mesi — le «coliche» — è comune e in un bambino sano passa da solo, di solito entro i 3-4 mesi. Non è colpa tua e non fa male al bambino. Aiutano contatto, movimento dolce, ambiente calmo, ciuccio e ruttino; non aiutano le gocce anti-colica, da non usare di tua iniziativa. Febbre, vomito, sangue nelle feci, scarso accrescimento o un bambino «spento» non sono coliche: in quei casi si chiama il pediatra.